Come commentare il DDL caregiver?

Un commento con parole senza filtri sul DDL Caregiver appena annunciato dalla ministra Locatelli

Un bambino con disabilità fa una smorfia buffa che deforma il suo viso già non conforme

Voi avete un generatore elettrico in balcone?
Per un caregiver è normale, perché l’elettricità non può mai mancare in case dove si respira, o si mangia e ci si idrata, attraverso macchinari.
Voi sapete cos’è una stomia? Come si usa un pallone ambu per gestire un’insufficienza respiratoria?
Sapete cos’è un bilancio idrico?
Per molti caregiver è pane quotidiano, è giornate intere ma anche notti, che si accavallano per anni, senza tregua.

Se ne potrebbero fare tanti di esempi di azioni e di oggetti che per il mondo sono sconosciuti e surreali e che invece per 7 milioni di persone in Italia (in grandissima parte donne) sono la quotidianità.
Ora come dovremmo commentare questo DDL caregiver presentato ieri dalla ministra Locatelli che avrebbe finalmente dovuto riconoscere la figura del caregiver familiare? Che ci accontentiamo di questo “primo passo”, anche se insufficiente?

Screenshot

No.

Rispondiamo che oltre a non dormire, oltre a gestire emergenze costanti, oltre a una quotidianità fatta di segregazione, assenza di prospettive e tutele, ansia per il futuro, impoverimento e solitudine, dobbiamo anche esser presi in giro?


Volete davvero che ci mettiamo a contare le ore di cura per dividerci tra noi secondo i vostri criteri surreali?


E per far cosa? Per dimostrare di avere un carico di almeno 91 ore settimanali e quindi dimostrare di lavorare 13 ore 7 giorni su 7 per ricevere 400€ al mese di sostegno, che sono poco più di UN EURO L’ORA da marzo 2027?
Ah no, non serve fortunamente farlo, perché per ottenerli devi pure dimostrare di vivere nell’indigenza, con meno di 3000€ all’anno di reddito e un ISEE inferiore ai 15.000€.
Da 7 milioni di persone si supererà di poco le 50.000 persone aventi diritto.
La cura toglie molto ai caregiver.
Molto, moltissimo, ma non la dignità.
Non chiedetegli anche quella.

* Tetrabondi ETS con il suo progetto “Cura è Diritti” si occupa di mettere in rete caregiver, persone con disabilità e professionisti della cura per costruire conoscenza, ricerca e co-progettazione sul Progetto di Vita Indipendente *