Adrenalina e corpi sbilenchi: perché la lotta all’abilismo è militanza antifascista

A venti anni dall’assassinio di Renato Biagetti, una pubblicazione corale di tavole e testi impegnati a trasformare il ricordo in lotta e trasformazione sociale.

Valentina Perniciaro, fondatrice di Tetrabondi ETS, ha risposto con entusiasmo alla redazione che lavorava alla pubblicazione di questo volume in ricordo di Renato Biagetti, nel ventennale del suo assassinio.
Renato, il Festival Renoize nato in sua memoria, e la famiglia che tiene vivo e pulsante il suo ricordo da vent’anni sono stati per noi Tetrabondi la prima casa,
la prima comunità dove sperimentare trasformazione, accessibilità, universalità dei diritti, degli spazi, della felicità. Qui il testo presente nel libro, un libro con dove decine di illustratori e fumettisti, tavole straordinari, testi che raccontano quanto grande è quello che si crea nel costruire un mondo dove il fascismo, e l’esclusione, non siano più previsti.
Mai.



Non sarà facile raccontare come gli occhi azzurri di Renato Biagetti, e la sua memoria viva e pulsante che da vent’anni attraversa le vite di una comunità intera, si siano incontrati con il passo sbilenco e sgangherato dell’esercito dei Tetrabondi. Non sarà facile perché inevitabilmente i piani si mescoleranno, e ogni tentativo di racconto e analisi politica si scioglierà in qualcosa di un po’ romantico, di personale e viscerale, di difficile da razionalizzare.

In questi anni ho detto spesso che non sarebbe potuta andare diversamente, che era inevitabile che quel passo storto — solo, isolato e disabilitato da una società capitalista e performativa che non sa guardare  oltre la diagnosi clinica — trovasse casa, collettività e una sconsiderata felicità proprio dentro l’abbraccio di Renoize.

Renoize è un festival antifascista che nasce da uno squarcio interiore insanabile, un assassinio fascista, un lutto che un gruppo straordinario di compagne e compagni ha saputo trasformare in potenza costruttrice.

Dalle coltellate fasciste che nell’agosto del 2006 hanno spezzato la vita di Renato, questa comunità ha scelto l’urto della trasformazione attiva, uno slancio verso la felicità collettiva privo di mezze misure. E proprio in quell’assenza di mezze misure nell’immaginare il mondo di tutti ci siamo incontrati. Ma non è stato un incontro casuale.
I Tetrabondi sono stati cercati, invitati ad attraversare il festival di Renoize e quindi Parco Schuster,  portando il loro arsenale di bisogni e ausili, con quel carico di iniziale inadeguatezza che è inevitabile interiorizzare quando si è espulsi da ogni pezzetto di società, quando si è da una parte, invisibili: fantasmi.


Fantasmi non solo per la società capitalistica che non ti considera produttivo, ma anche per coloro che prima della disabilità abitavano la tua casa, erano la tua casa: la piazza, i compagni, la lotta.
Tutto improvvisamente scomparso dietro il peso della cura, dietro l’inaccessibilità degli spazi, dentro la segregazione che la disabilità inevitabilmente costruisce non solo intorno alla persona dal corpo o dalla mente non conforme ma intorno a tutto il sistema familiare che c’è intorno.

Renoize ci ha fatto caso.

Renoize nel suo cammino di costruzione di una società diversa, in nome dell’antifascismo, si è guardata attorno e ha notato che qualcuno mancava all’appello, che c’era chi era rimasto indietro, perché aveva ormai un altro ritmo, anche se tutto il desiderio di camminare insieme, di cambiare lo stato delle cose presenti in nome dell’autodeterminazione di ognuno.

Senza fascismo, senza razzismo, senza machismo, senza abilismo.
Perché lo stigma abilista e la cultura fascista affondano le loro radici nello stesso identico terreno ideologico. Il mito fascista è, per sua stessa natura, il culto del corpo standard, della performance assoluta, della forza uniforme e della produttività standardizzata.

Tutto ciò che devia da quella metrica di perfezione geometrica, tutto ciò che è sbilenco, storto, che richiede cura e interdipendenza invece di produrre profitto, va nascosto, infantilizzato, confinato nei recinti dell’assistenzialismo compassionevole o eliminato come “vizio di forma”.

L’abilismo non è che la prosecuzione democratica e interiorizzata di quella stessa selezione dei corpi e la lotta antifascista non può tirarsi indietro da questo radicale cambio di paradigma definitivo.
Renoize è stata per i Tetrabondi la scintilla della consapevolezza che il mondo di tutti si poteva costruire: dal basso, insieme, decostruendo collettivamente l’abilismo, trasformando prima il Festival e poi Parco Schuster intero in una fucina attiva, viva ed esplosiva dove disegnare una nuova idea di città e cittadinanza, di riappropriazione e libertà per ciascuno.


Era il settembre 2021 quando ci abbiamo provato la prima volta: i Tetrabondi ancora dovevano costituirsi in una fondazione di partecipazione quando è arrivato l’invito a immaginare un’edizione di Renoize che fosse più accessibile, più attenta, capace di iniziare ad abbattere le barriere culturali, architettoniche, sensoriali che probabilmente tagliavano fuori qualcuno.
Abbiamo provato a immaginare un Renoize che fosse anche sordo, anche cieco, anche tetraplegico, anche autistico: un festival che voleva conoscere i bisogni, voleva scoprire i desideri e le competenze, voleva imparare a superare gli stereotipi e guardare oltre.
Bisognava prima immaginare e poi costruire un luogo dove nessuno doveva sentirsi a disagio, tagliato fuori, percepito diverso; lo abbiamo fatto insieme partendo dal sogno più pazzo.
I Tetrabondi volevano portare a Parco Schuster tutta la gioia dei corpi non conformi, l’irriverenza, il bisogno di essere guardati come persone, senza pietismi, senza stereotipi.
Nasce così la prima idea di skatepark accessibile, il primo esperimento di una trasformazione urbana e sociale che fosse senza mezze misure: non il diritto ad esistere, non il diritto alla compassione, ma all’adrenalina, alla felicità.


Rampe e sedie a rotelle, skate e protezioni: quel primo giorno di diritto all’adrenalina ha trasformato il viale di Parco Schuster in un’esperimento sociale che apriva una strada senza più ritorno.
Da quel giorno abbiamo provato, sperimentato, a volte sbagliato e ma abbiamo sempre vinto.
Il grande palco di Renoize ora era accessibile anche alle persone in sedia a rotelle, d’altronde bastava una rampa! I dibattiti e i concerti ora erano accessibili anche alle persone sorde, d’altronde bastavano interpreti e performer LIS!
Tutta l’area occupata dal festival era più attraversabile dalle persone in carrozzina, d’altronde bastava osservare insieme lo spazio con altro sguardo, reimmaginarlo totalmente incapace ad escludere.

Una potenza enorme l’autocostruzione di inclusività universale che attraversava Renoizoe per la prima volta.
Ma non solo perché era più accessibile alle persone con disabilità, meno escludente per loro e per i loro caregiver: ma perché trasformava tuttu.
Lo hanno fatto quelle rampe dove si giocava, dove ognuno poteva sedersi in carrozzina e provare l’ebbrezza dell’adrenalina, e la voglia di imparare ad usare un ausilio che per la prima volta non appariva come strumento di costrizione ma come mezzo per la libertà, per la conquista della propria autodeterminazione.


Perché quando la LIS è apparsa sul palco, quando per la prima volta la musica e le parole hanno preso forma nelle mani delle interpreti e delle performance non si è aperta solo la possibilità alle persone sorde di esserci, ma a tutti di conoscere una nuova lingua, di vederla come parte integrante dello spettacolo, della comunicazione, della partecipazione consapevole di ciascuno.
L’inclusività universale di Renoize ci ha insegnato a costruire insieme emozionandoci, mettendo sul piatto dell’antifascismo anche le fragilità di ognuno, per costruire potenza collettiva, per costruire il mondo di tutti.

Grazie a Renoize la trasformazione degli spazi, a partire proprio da Parco Schuster, è diventato obiettivo primario di questo esercito sgangherato, cresciuto e fortificatosi nella comunità che pulsa intorno al ricordo di Renato.
Non è mai stato solo un festival musicale, solo un festival antifascista: Renoize in questi due decenni è stato per più generazioni l’opportunità di incontrarsi e crescere insieme, di trasformarsi una con l’altra, di costruire pezzo pezzo quel mondo di tutti che si respira straordinario quando si attraversa quel parco in quelle giornate, quando se ne è parte attiva.



Un festival aperto, accessibile, che tutela il suo territorio, che alimenta la sua comunità.
Senza questo percorso collettivo non sarebbe mai nato il progetto di Parco Inclusivo Universale, il lavoro meticoloso e tenace fatto e ancora in corso per trasformare per sempre quel luogo, perchè non si possa più tornare indietro.
Un parco, una piazza, un polo, un palco che sia di tutti e per tutti.
Come baluardo di libertà, di autodeterminazione, di bellezza.
Quello che l’antifascismo ci insegna ogni giorno, quello che all’antifascismo dobbiamo:
senza mezze misure, senza fare un passo indietro.
Cospirando, costruendo, vivendo il mondo di tuttu: ognuno a modo suo.


Con Renato nel cuore, con la stessa rabbia e lo stesso amore.