
Sotto il sole di un sabato che sa di primavera, Parco Schuster ha mostrato un volto nuovo.
Ieri mattina, il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri e il Presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri hanno tagliato il nastro del nuovo playground, restituendo ufficialmente alla cittadinanza un’area riqualificata grazie ai fondi del Giubileo, e all’interno dell’idea progettuale del Parco Inclusivo Universale.
Ma non è stata solo una cerimonia di “fine lavori”. È stato, per la prima volta in modo così esplicito, l’atto di legittimazione politica e sociale di un percorso iniziato quattro anni fa dal Tetrabondi ETS insieme al Dipartimento di Architettura di Roma Tre.
Sia Gualtieri che Ciaccheri, nei loro interventi davanti a una folla partecipe, hanno voluto sottolineare come questo risultato non sia frutto di una semplice manutenzione ordinaria, ma di una “spinta” esterna che ha costretto l’amministrazione a cambiare prospettiva.
“Ringrazio la Fondazione Tetrabondi per lo stimolo e la spinta a partire dal punto di vista di chi ha bisogni speciali,” ha dichiarato il Sindaco Gualtieri. “Una città veramente inclusiva è una città migliore per tutti, e questo parco ne è il modello.” Gli ha fatto eco Ciaccheri, citando esplicitamente il lavoro di Tetrabondi e l’apporto scientifico dell’Università Roma Tre nel definire criteri di progettazione “non consuetudinari”, capaci di andare oltre l’abbattimento delle barriere architettoniche per approdare a un’accessibilità universale.
Oltre il playground: il Polo dell’Inclusione
Il cuore della giornata è stata la visione del futuro prossimo. Se il playground è il corpo del parco, il “Polo dell’Inclusione” ne sarà il motore. Quello che per i protocolli giubilari è nato come un “infoshop” per i turisti, nelle parole dei rappresentanti capitolini è stato ufficialmente destinato a diventare un laboratorio sociale.
Proprio in queste settimane, Tetrabondi, il Municipio, Zètema e altre realtà del territorio sono al lavoro per la stesura del Patto di Collaborazione che permetterà di abitare quegli spazi, trasformandoli in una fucina di attività, cura collettiva, divertimento, partecipazione attiva. Un parco libero dalle logiche del profitto, come auspicato dai sostenitori del progetto, dove l’accessibilità è fatta prima di tutto dalle persone, dalla mescolanza di competenze e bisogni, dall’attraversamento attivo di ogni spazio.
Il riconoscimento del ruolo di Tetrabondi e di Roma Tre chiude la fase della progettazione e apre quella della gestione e della continuità.
Oggi il parco era finalmente libero da cantieri e transenne, da barriere di qualunque tipo, da logiche di mercato.
Oggi tutti hanno potuto respirare le potenzialità di quello che sarà il Parco Inclusivo Universale :
un’oasi dove anche i più vulnerabili possano sentirsi liberi, e dove iniziare percorsi di autonomia e partecipazione attiva.
Oggi resta la soddisfazione di un primo traguardo storico: il mondo di tutti, a San Paolo, sembra un po’ più vicino.
